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Sostenne con straordinario coraggio la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la massoneria. Ma nonostante le loro minacce e gli attentati alla sua stessa vita, non cessò mai di predicare apertamente contro tali sette, fucine di rabbioso laicismo ateo; convertì intere logge massoniche e non si stancò di mettere in guardia il popolo contro la loro propaganda satanica. Per questo era chiamato col titolo glorioso di «martello dei settari»
Ma un'altra piaga vessava lo Stato Pontificio, come, del resto, anche altre regioni: il brigantaggio. Sorto all'inizio come reazione all'occupazione francese, al fisco e alla leva obbligatoria, degenerò presto in vera delinquenza organizzata. Orde di malviventi si diedero a rapine, a vendette e a violenze, calando dai loro sicuri rifugi sui monti. Pio VII e poi i suoi successori Pio VIII e Leone XII avevano tentato di estirparne la piaga, ma senza successo. Leone XII, allora, dietro consiglio del card. Belisario Cristaldi, affidò la rischiosa impresa a Gaspare, che, con le sole armi del Crocifisso e della misericordia evangelica, riuscí a ridurre la terribile piaga nei dintorni di Roma e a riportare pace e sicurezza tra le popolazioni.

Morí a Roma il 28 dicembre 1837, in una stanza del palazzo Orsini sopra il Teatro Marcello. S. Vincenzo Pallotti vide la sua anima salire al cielo in forma di stella luminosa e Gesú venirle incontro.
La fama della sua santità si diffuse subito anche fuori d'Italia, specialmente in Francia, sia per la guarigione di Francesca De Maistre, figlia del governatore di Nizza e nipote di Giuseppe De Maistre, sia per opera di Gastone de Ségur, che lo fece conoscere con la parola e gli scritti e di Pietro Giuliano Eymard, fondatore dei Sacerdoti e delle Ancelle del S.mo Sacramento, che esortava pressantemente a invocare Gaspare quale apostolo della devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú.

GASPARE del BUFALO.
Aurelio Mistruzzi
Gaspare morente. 

Roma, Chiesa di S. Maria in Trivio, part. della tomba del santo (1954).

 

 

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